L’Olanda detiene un record agrodolce nella storia del calcio: è la nazionale che ha perso il maggior numero di finali dei Mondiali senza mai riuscire a vincerne uno.
L’11 luglio 2010, al Soccer City Stadium di Johannesburg, è andata in scena la finale dei Mondiali tra Olanda e Spagna: una sfida inedita che vedeva due squadre alla ricerca del loro primo titolo mondiale in assoluto. L’Olanda, guidata in campo da campioni come Wesley Sneijder e Arjen Robben, si presentava all’appuntamento fortissima di una striscia di imbattibilità che durava ininterrottamente dal settembre del 2008. Tuttavia, la storia decise di ripetersi e gli Oranje persero la loro terza finale dopo quelle del 1974 e del 1978
Eppure, nonostante non abbiano mai sollevato il trofeo, gli olandesi rimangono in cima alla classifica delle squadre più spettacolari di sempre. Ma il loro lascito non è fatto solo di “calcio totale” e bel gioco; la nazionale Oranje ci ha regalato alcune delle partite più violente e controverse nella storia del torneo.
Rijkaard, Völler e la nascita del “Lama” (1990)
Andando un po’ più indietro, agli ottavi di finale dei Mondiali del 1990, troviamo un altro scontro leggendario tra l’Olanda e la rivale (sia storica che sportiva) Germania dell’Ovest. Durante il primo tempo, Frank Rijkaard commette un fallo duro su Rudi Völler e riceve il cartellino giallo. Mentre il tedesco si rialza, Rijkaard gli sputa direttamente nei suoi famosi capelli. Poco dopo, sugli sviluppi del calcio di punizione, Völler tocca la palla di mano in area e si butta a terra dopo un contatto con il portiere olandese, sperando di ottenere un rigore. Rijkaard non ci sta: si avvicina a Völler a terra, gli tira un orecchio, gli calpestata un piede e riceve il secondo giallo, venendo espulso insieme allo stesso Völler. Il dramma non era ancora finito: mentre i due si dirigevano verso il tunnel degli spogliatoi, Rijkaard ha sputato a Rudi per la seconda volta. Per questo gesto inqualificabile, i giornalisti olandesi gli affibbiarono il soprannome di “Il Lama”. Il lieto fine: Successivamente l’olandese si scusò e i due fecero la pace davanti a una colazione insieme, lasciandosi l’incidente alle spalle
La “Battaglia di Norimberga” (2006)
Se si parla di nervi tesi, non si può non citare l’ottavo di finale del Mondiale 2006 tra Olanda e Portogallo (squadre che si erano già affrontate agli Europei di due anni prima). Questa partita detiene un primato assoluto: è il match con il maggior numero di cartellini nella storia dei tornei mondiali, con ben 16 gialli e 4 rossi. La follia è iniziata subito: l’arbitro russo Ivanov ha estratto il primo giallo per Van Bommel ad appena due minuti dal fischio d’inizio. La situazione è precipitata quando Khalid Boulahrouz ha infortunato del tutto intenzionalmente Cristiano Ronaldo, poco prima del gol partita segnato dal portoghese Maniche.
La curiosità nella curiosità: nel secondo tempo, tre dei giocatori espulsi (Deco, Boulahrouz e Van Bronckhorst) sono finiti a guardare la fine della partita seduti vicini. Questo momento è stato immortalato in una delle foto più emblematiche della storia dei Mondiali, ribattezzata in seguito come “L’angolo dei cattivi ragazzi”.
Una nuova “battaglia” e il record di cartellini
Esattamente come accaduto nel 2006 contro il Portogallo, l’Olanda si è resa protagonista di un match estremamente aspro e falloso. La finale del 2010 detiene un primato poco invidiabile: è la finale mondiale con il maggior numero di cartellini mai estratti. L’arbitro inglese Howard Webb sventolò ben 14 cartellini gialli e un rosso (per l’olandese John Heitinga nei tempi supplementari). L’episodio più crudo e famoso della partita è stato senza dubbio l’intervento in stile arti marziali di Nigel de Jong, che ha colpito con un calcio in pieno petto il centrocampista spagnolo Xabi Alonso. Incredibilmente l’arbitro optò solo per l’ammonizione, pur ammettendo in seguito che il giocatore avrebbe meritato l’espulsione diretta.
Il fantasma di Arjen Robben
Se c’è un momento di “sliding doors” che i tifosi olandesi non dimenticheranno mai, è il 61° minuto della partita. Arjen Robben si ritrova lanciato a tu per tu con il portiere iberico Iker Casillas, ma si fa parare la conclusione. Quel clamoroso errore ha perseguitato l’attaccante del Bayern Monaco per molto tempo. Durante le successive celebrazioni in patria, Robben ammise pubblicamente il suo tormento: “In un giorno come questo ci penso molto. Fa male mancare un’occasione del genere”.
Il pallone “d’oro”, Waka Waka e Mandela
A fare da cornice all’evento ci sono stati momenti iconici anche fuori dal rettangolo di gioco. La cerimonia di chiusura ha visto l’esibizione di Shakira con la celebre “Waka Waka” e l’ingresso in campo, a bordo di un’auto, dello storico ex presidente sudafricano Nelson Mandela. La curiosità più interessante riguarda però il pallone: per la finale venne utilizzato il Jo’bulani, una speciale versione con decorazioni dorate del classico pallone Jabulani. Il nome era un omaggio a “Jo’burg”, soprannome di Johannesburg, conosciuta proprio come “la città dell’oro”.
Il gol all’ultimo respiro e la dedica di Iniesta
La partita si è decisa a soli quattro minuti dalla fine dei tempi supplementari (115° minuto) grazie al gol del centrocampista Andrés Iniesta. Oltre alla rete storica, l’episodio viene ricordato per la commovente esultanza: Iniesta si tolse la maglia da gioco per svelare una canottiera con la scritta “Dani Jarque siempre con nosotros” (Dani Jarque sempre con noi), dedicando il gol più importante della sua vita al calciatore e amico scomparso quasi un anno prima. Un gesto nobile che, per via del rigido regolamento calcistico, gli costò comunque un’ammonizione.
Cavalieri nonostante la sconfitta
Nonostante l’ennesima amarezza mondiale e le feroci critiche ricevute per le tattiche di gioco eccessivamente negative, la Nazionale olandese venne celebrata in patria con grandi onori. Il primo ministro elogiò lo spirito combattivo e la coesione del gruppo, e l’allenatore Bert van Marwijk, insieme al capitano Giovanni van Bronckhorst (che proprio in quella finale giocò la sua ultima partita prima del ritiro), vennero addirittura nominati cavalieri dalla Regina Beatrice.
