La Scozia, che insieme all’Inghilterra vanta il titolo di nazionale di calcio più antica del mondo, ha con la Coppa del Mondo un rapporto che definire turbolento è un eufemismo. Tra scelte federali surreali, un’incredibile sfortuna sportiva e persino tragedie in panchina, la storia degli scozzesi ai Mondiali è una miniera d’oro per gli appassionati di aneddoti calcistici.
Il rifiuto iniziale e la trasferta “beffa” del ’54
Oggi sembra impossibile, ma la Scozia ha saltato le prime tre edizioni della Coppa del Mondo semplicemente perché non era un membro affiliato alla FIFA.
Tuttavia, il vero paradosso arrivò in vista delle edizioni del 1950 e del 1954. La Federazione calcistica scozzese si impuntò su una pretesa incredibile: la nazionale avrebbe partecipato al Mondiale solo ed esclusivamente in caso di vittoria del British Home Championship, il torneo disputato tra le nazioni della Gran Bretagna. Non riuscendo a vincerlo in nessuno dei due anni, la Federazione negò caparbiamente il pass per il mondiale.
Nel 1954, le crescenti pressioni dell’opinione pubblica costrinsero la Federazione a cedere, permettendo alla squadra di volare in Svizzera. Ma lo fecero con un atteggiamento ai limiti dello sbeffeggio: potendo convocare un massimo di 22 giocatori, decisero di spedirne in spedizione soltanto 13. Una superficialità clamorosa che, secondo molti, avrebbe scatenato una vera e propria “maledizione” calcistica.
Gli anni ’60 furono un decennio in cui i tifosi scozzesi avrebbero dichiarato la loro nazionale come campioni del mondo non ufficiali sulla base della vittoria per 3-2 nel 1967 contro i campioni del mondo effettivi, l’Inghilterra. Molto in linea con la sua storia moderna, nei giorni buoni la Scozia poteva battere i migliori al mondo mentre nei giorni cattivi poteva perdere contro i peggiori.Una nazione che poteva chiamare a sé giocatori di classe mondiale dai migliori club inglesi, una squadra del Celtic vincitrice della Coppa dei Campioni e una forte squadra dei Rangers lottava ancora per mettere insieme il lavoro di squadra e la consistenza necessari per qualificarsi per i grandi tornei. Le vittorie nei British Home Internationals del 1962 e del 1963 portarono poco conforto per quello che veniva considerato un decennio di sottoperformance.
La maledizione dei gironi: il record negativo assoluto
Il karma calcistico non ha mai perdonato questo snobismo iniziale. La Scozia detiene oggi un primato a dir poco frustrante: il record negativo assoluto per il maggior numero di partecipazioni al Mondiale senza aver mai superato la fase a gironi. In otto edizioni disputate (l’ultima risalente al 1998), gli scozzesi sono sempre tornati a casa al primo turno.
E non sono mancate le uscite crudeli: in ben tre occasioni, la Scozia ha chiuso il girone a pari punti con la seconda classificata, venendo eliminata unicamente per la peggiore differenza reti. La beffa suprema avvenne nel 1974, forse nel miglior torneo mai giocato dalla “Tartan Army”. La Scozia vinse 2-0 contro lo Zaire e bloccò sul pareggio due superpotenze come Brasile e Jugoslavia. Purtroppo, le tre squadre finirono con gli stessi punti e, a causa dello scarto reti meno ampio (quel 2-0 contro lo Zaire risultò fatale), la Scozia dovette preparare di nuovo le valigie.
Dal dramma alla leggenda: l’Ascesa di Sir Alex Ferguson
Oltre alla sfortuna, la storia mondiale della Scozia è segnata anche da un profondo dramma, avvenuto durante le qualificazioni per l’edizione del 1986 in Messico.
In una partita cruciale contro il Galles, la Scozia si trovava sotto di un gol; aveva disperatamente bisogno di un punto per accedere allo spareggio intercontinentale contro l’Australia. A soli nove minuti dal fischio finale, gli scozzesi agguantarono l’1-1 su calcio di rigore. Ma mentre lo stadio esplodeva di gioia, si consumò la tragedia in panchina: il commissario tecnico George Stein cedette alla fortissima pressione e fu colpito da un infarto fatale.
A prendere in mano una squadra sotto shock fu il suo vice-allenatore. Quel “secondo” guidò gli scozzesi al trionfo nello spareggio contro l’Australia e li portò in Messico (dove però raccolsero solo un punto e vennero eliminati). Il nome di quel vice-allenatore diventato improvvisamente C.T.? Era Sir Alex Ferguson, pronto a scrivere, da lì a poco, alcune delle pagine più gloriose della storia del calcio mondiale.
Come ci insegna il destino bizzarro e amaro della Scozia: per capire il presente del calcio, bisogna sempre voltarsi a guardare il suo passato.
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