Nel calcio globale, le Aquile di Cartagine occupano un posto d’onore, non solo come pilastro del movimento africano, ma come instancabili cacciatrici di primati. Con la conquista della loro settima qualificazione ai Mondiali, la Tunisia si conferma una nazionale capace di intrecciare la fredda precisione dei numeri con il calore di storie umane straordinarie. Questo è il racconto di una selezione che ha saputo erigere muri invalicabili e che, al contempo, si è ritrovata testimone dei momenti più iconici e controversi della storia del calcio, in un connubio perfetto tra record statistici e leggenda.
Il muro del 2026: rn record storico per la Tunisia
Il percorso di qualificazione verso la coppa del mondo 2026 ha visto la Tunisia protagonista di un’impresa difensiva senza precedenti. Il fortino orchestrato dalla selezione tunisina ha riscritto gli annali: le Aquile di Cartagine sono state infatti la prima nazionale nella storia del calcio a staccare il pass per la fase finale di un Mondiale senza subire nemmeno una rete nell’intero girone di qualificazione.
Il punto di svolta è impresso nella data del 13 ottobre 2025, quando il netto 3-0 inflitto alla Namibia ha sancito l’ingresso ufficiale nel libro dei record. Quella tunisina è stata una lezione di disciplina tattica che ha anticipato di pochissimo altre corazzate mondiali.
Cronologia dell’invincibilità (Qualificazioni 2026):
- Tunisia: qualificata il 13 ottobre 2025 (primato assoluto: prima squadra a zero gol subiti).
- Costa d’Avorio: ha centrato il medesimo obiettivo il giorno seguente, il 14 ottobre 2025.
- Inghilterra: prima delle europee a eguagliare il record a novembre 2025, superando l’Albania per 2-0.
Pionieri d’Africa: dal 1978 al 2022
Parlare di Tunisia significa parlare di avanguardia. Già nel 1978, durante il Mondiale in Argentina, la selezione tunisina si prese il lusso di vestire i panni dell’apripista per l’intero continente africano. Grazie al 3-1 rifilato al Messico, ottenne la prima vittoria africana di sempre in una fase finale, seguita da uno stoico pareggio per 0-0 contro i giganti della Germania Ovest. Fu un risultato talmente dirompente da convincere la FIFA, negli anni successivi, ad aumentare il numero di posti riservati alle federazioni africane.
Tuttavia, la storia tunisina è segnata anche dal titolo di “grande incompiuta”. Un paradosso che si è rinnovato nel 2022, in Qatar: nonostante un cammino di alto profilo, caratterizzato dal pareggio contro la Danimarca e dalla storica, prestigiosissima vittoria per 1-0 contro la Francia campione in carica, la Tunisia ha dovuto salutare la competizione prima degli ottavi. Proprio come nel 1978, la gloria del singolo match non è bastata a spezzare la maledizione della fase a gironi.
L’ombra della Tunisia sulla “Mano de Dios”
Il destino della Tunisia si è incrociato in modo indelebile con il gol più discusso del XX secolo: la “Mano de Dios” di Diego Armando Maradona contro l’Inghilterra nel 1986. Al centro di quella tempesta perfetta c’era un arbitro tunisino, Ali Ben Naser. Fu lui a convalidare la rete che avrebbe cambiato la storia del calcio, scatenando un conflitto di versioni durato decenni tra lui e il guardalinee bulgaro Bogdan Docev.
Ben Naser ha sempre sostenuto di aver cercato con lo sguardo il suo assistente subito dopo il tocco del “Pibe de Oro”, attendendo una segnalazione per un fallo di mano che però non arrivò mai. Dal canto suo, Docev si giustificò affermando che i protocolli dell’epoca impedissero ai guardalinee di contestare le decisioni prese dal direttore di gara centrale. Oltre la polemica resta però un’immagine toccante: nel 2015, Maradona fece visita a Ben Naser in Tunisia, regalandogli una maglia autografata con una dedica che chiuse ogni ferita: “Per Ali, mio amico eterno”.
1998: La Sfida contro la Romania “Bionda”
Un altro frammento di puro “World Cup Trivia” risale al 1998, in Francia, durante la sfida contro la Romania. Quella partita è passata alla storia per l’eccentrico colpo d’occhio offerto dai romeni, scesi in campo con i capelli tinti di biondo platino (con la sola esclusione del portiere Stelea).
Ma oltre l’estetica, fu un episodio di agonismo surreale a rubare la scena. In un momento di altissima tensione, mentre i tunisini protestavano ferocemente per un rigore non assegnato, il portiere Stelea decise di prendere letteralmente in mano la situazione: afferrò l’attaccante tunisino Mehdi Ben Slimane e lo sollevò fisicamente di peso, trascinandolo fuori dal campo per impedire che il gioco rimanesse fermo. Il match terminò 1-1 e consegnò alla storia un dato statistico malinconico: il gol del pareggio rumeno, firmato da Viorel Moldovan, resta a oggi l’ultimo sigillo della Romania in un Mondiale.
La parabola della Tunisia ci insegna che il calcio non è fatto solo di risultati, ma di una stratificazione di memorie che danno senso al presente. Dalle barricate difensive del 2026 alle imprese dei pionieri del 1978, ogni capitolo aggiunge profondità alla narrazione delle “Aquile di Cartagine”. Come spesso amiamo ricordare noi cronisti di lungo corso, “per capire il presente, bisogna guardare al passato”. Con l’avvento del nuovo formato mondiale a 48 squadre, vi invitiamo a immergervi in queste storie, perché è negli aneddoti più nascosti che risiede la vera magia della Coppa del Mondo.
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